2015 - Castellano & Monaco

Storia della Biblioteca e del patrimonio librario della Scuola superiore di Agricoltura

Maria Laura Castellano, Antonella Monaco

[Per gentile concessione dell'Editore e degli Autori, viene qui riprodotto il testo presente in La Scuola agraria di Portici e la modernizzazione dell'agricoltura 1872-2012 / a cura di Alessandro Santini ; con Stefano Mazzoleni e Francesco De Stefano. - Napoli : Doppiavoce, 2015.]Santini Scuola agraria Portici

La sede della Biblioteca nel Sito reale di Portici

Fin dall’inizio della costituzione della Scuola superiore di Agricoltura nel 1872 la Biblioteca fu collocata, dove si trova tuttora, al piano nobile della Reggia di Portici, nel corpo principale di quella metà del Palazzo sul versante del Vesuvio, data allora in uso alla Scuola dalla provincia. Era composta originariamente da «due sale di cui una vastissima»[1] illuminate a mezzogiorno da cinque ampie finestre, tre per la sala grande e due per l’altra, affacciate sul prospetto della strada interna al cortile centrale, oggi via Università. Vi si accedeva direttamente dallo scalone monumentale di marmo rosso o anche per un percorso esterno sulla terrazza Belvedere che dava sull’Orto botanico[2], attraverso un vano di passaggio, dal quale a sua volta si raggiungevano la Segreteria e il Gabinetto di Fisica a sinistra e, sulla destra, la Direzione e il Gabinetto di Agraria; al centro tra i due uffici, infine, una grande sala d’aspetto, comunicante ancora col medesimo vano di passaggio, consentiva il terzo e più ampio ingresso alla Biblioteca.

Le belle volte di queste stanze, dipinte o a stucco, ancora in discreto stato di conservazione ci permettono di immaginare appena la storia precedente alla costituzione della Scuola: quella cioè magnifica del Sito borbonico, tenuta di delizie, di caccia e di villeggiatura della Corte di Napoli fino al 1860, anno in cui il re Ferdinando II delle Due Sicilie proprio a Portici il 25 giugno promulgò la Costituzione,  prima di partire per Gaeta (6 settembre)[3] e quindi per l’esilio. Da quel momento, dice Nicola Del Pezzo, «cominciò l’agonia del Real Sito di Portici»[4], che si protrasse fino alla istituzione della Scuola di Agricoltura.

La distribuzione attuale delle stanze conferma la sostanziale conservazione fino a oggi del complesso delle strutture e dei caratteri architettonici scelti dai Borbone, malgrado le traversie patite specialmente a causa dei due conflitti mondiali. Ci appare interessante annotare qui che le sale sopra descritte siano  facilmente riconoscibili, al di là di qualche lieve spostamento di pareti, in una pianta del «Piano Nobile della Real Villa di Portici addetto per le Maestà Loro e della Loro Real Famiglia», riferibile agli anni 1760-70, conservata all’Archivio di Stato di Napoli: tali ambienti facevano parte del «Quarto di S. A. R.le il Principe D. Filippo», figlio di Carlo e Maria Amalia, e alcuni erano destinati a custodire «diverse statue e colonne antiche», come è scritto nella dettagliata didascalia di tale pianta[5].

Negli anni subito successivi all’Unità d’Italia e fino al passaggio del Sito reale al demanio dello Stato cominciò la vendita frazionata della tenuta: il prezioso arredo interno fu parzialmente saccheggiato, mentre alcuni oggetti della collezione francese e borbonica erano già stati salvati e trasportati nel Palazzo reale di Napoli, di Capodimonte, al Museo Nazionale e alla Reggia di Caserta[6]. Successivamente gran parte del Sito fu acquistata dalla provincia per fondarvi la Scuola d’Agricoltura (1872) e per il Palazzo iniziò un’altra storia.

 

L’istituzione della Biblioteca

La storia di una biblioteca accademica nata per concorrere alla formazione specialistica e alla ricerca è strettamente connessa a quella dell’Istituzione scientifica che la ospita. Una ricostruzione dell’evoluzione della sua consistenza libraria deve tenere conto dell’epoca in cui fu costituita, delle funzioni specifiche che era chiamata a svolgere, delle concezioni e, più in generale, delle visioni del mondo dei suoi promotori. Quindi deve seguire le scelte didattiche, scientifiche ed economiche delle fasi successive che ne hanno determinato l’accrescimento. In questo senso la presenza di un importante fondo antico dei classici della scienza agraria e della letteratura naturalistica, al di là del pregio e della stima del suo valore, rappresenta una eccellente opportunità per ricomporre la storia delle vicende e delle tendenze culturali dei tempi in cui si è andato formando. Inoltre lo studio della sua dimensione libraria e la documentazione delle date, delle circostanze e delle modalità delle acquisizioni, per dono o per acquisto, dei volumi sono uno strumento prezioso per comprendere l’importanza scientifica di questo materiale e avvalorano l’indirizzo altamente specialistico della biblioteca stessa[7].

  • Storia della Biblioteca 01

    Pianta del Piano reale della Reggia di Portici prima del 1777. Napoli, Archivio di Stato.

  • Storia della Biblioteca 02

    Pianta del Piano reale, particolare che evidenzia il braccio "verso la Montagna" con la relativa didascalia (Il Real Sito di Portici, 2008)


La storia della Biblioteca della Scuola di Portici, relativamente breve ma densa di avvenimenti e contenuti, non può ignorare dunque i momenti salienti dello sviluppo dell’intera Istituzione e i protagonisti, docenti o studiosi, che hanno contribuito alla sua nascita e all’arricchimento del suo patrimonio librario il quale, sia sul piano didattico che su quello scientifico, ha rispecchiato, come è comprensibile, i fatti politici ed economici dell’Italia della seconda metà dell’Ottocento fino ad oggi. Purtroppo le complesse vicende che hanno interessato l’attuale dipartimento universitario, le modifiche dei regolamenti, gli eventi bellici e le loro conseguenze e i traslochi degli istituti hanno provocato una grave frammentazione e dispersione dei fondi bibliotecari. In più la perdita di gran parte delle fonti archivistiche, degli inventari, dei repertori bibliografici e anche di molti volumi e di periodici, sia della Biblioteca  centrale che delle biblioteche degli istituti, ha reso assai ardua la ricerca. Tuttavia la lettura dei pochi antichi cataloghi a stampa, l’analisi di quello attualmente digitalizzato, le biografie e le pubblicazioni dei docenti nel quadro della successione dei principali avvenimenti  della Scuola d’Agricoltura, seppur brevemente ricostruiti, hanno permesso di tracciare  un percorso storico concreto di questa speciale collezione.  E rendono anche possibile avanzare alcune ipotesi  dei diversi momenti della sua strutturazione.

La verifica dei dati e della consistenza dei materiali mancanti sarebbe parzialmente desumibile dal primo catalogo a stampa del 1910, dall’attenta analisi del vecchio catalogo cartaceo da poco dismesso, da alcuni antichi schedari recuperati di recente ma soprattutto dal confronto incrociato dei fondi conservati (non ancora catalogati) nei vari istituti. Ma in questa prospettiva va detto che per ricostruire in modo completo ed esaustivo la storia del patrimonio librario e ai fini del recupero materiale dei fondi dispersi, o almeno della conoscenza della loro composizione originaria, è necessario avviare un’indagine capillare negli archivi storici e nelle biblioteche esterne al dipartimento e attendere l’ultimazione del riordino sistematico dei fondi interni.

Il progetto della Scuola e della Biblioteca

La necessità di realizzare una biblioteca a corredo dell’insegnamento della nuova scuola di agricoltura era già presente nella Proposta sull’ordinamento della Istruzione agraria nelle provincie meridionali d’Italia[8] che fu presentata al Consiglio provinciale di Napoli nel 1865. Autore della Proposta fu Carlo Ohlsen (Napoli 1838-Roma 1902) che, negli anni subito successivi all’Unità, trovava urgente migliorare l’insegnamento agrario di alto livello per formare proprietari, professori e amministratori di industrie e per dare un forte slancio alla scienza agronomica meridionale, allora abbandonata e depressa dall’ignoranza e dalla superstizione. Fu Ohlsen a proporre la Reggia di Portici per tale istituzione, ottima per la struttura che avrebbe ospitato e, accanto a laboratori di studio e collezioni, una biblioteca con gabinetto di lettura al primo piano. A supporto alla ricerca suggeriva la pubblicazione di Annali agrari, «un giornale agrario serio e ben dotato […] nel quale […] si trovino i resoconti e l’esposizione dell’andamento generale dell’Istituto»[9] e le descrizioni delle scoperte realizzate da far conoscere all’estero e in Italia. Nella Biblioteca della Scuola sono conservati oggi numerosi suoi lavori scientifici che dimostrano quanto il suo contributo sia stato di riferimento ai docenti  della Scuola di Portici.

Alla luce delle vicende che seguirono si può dire che il progetto Ohlsen fu largamente attuato.

 

Gli anni 1872-1888

La sede per la Biblioteca fu dunque realizzata al centro della nuova Istituzione per meglio assolvere le sue funzioni di luogo al quale potessero riferirsi tutte le strutture didattiche e di ricerca della Scuola. Ebbe subito il carattere di collezione specialistica, adeguata agli obiettivi dell’istituto che, come stabiliva lo Statuto stilato all’atto della fondazione, era nato per il perfezionamento dell’insegnamento secondario agronomico impartito negli Istituti tecnici, per la formazione specifica di docenti e di amministratori di «cose agrarie» e per «promuovere il progresso dell’Agricoltura per mezzo di ricerche sperimentali»[10]. L’indirizzo specialistico della Biblioteca corrispondeva alle discipline che l’unica Scuola di Agraricoltura del Mezzogiorno allora considerava fondamentali per una moderna istruzione teorica di avviamento alla  pratica sperimentale, ma era aperto a una visione sociale, manualistica, giuridica e anche letteraria generalmente legata al mondo dell’agricoltura. In questo senso la Scuola e la sua Biblioteca seguivano di pari passo le dinamiche produttive agrarie degli anni postunitari, le scelte amministrative, gli sviluppi del dibattito politico e le ricerche per il miglioramento delle tecniche in un settore che in Italia, e specialmente nel Mezzogiorno, rappresentava l’attività prevalente dell’economia.

  • Storia della Biblioteca 03

    Vergilius Maro, Publius. Georgicorum libri quator Pub. Virgilij Maronis Commetarijs doctissimis illustrati, per lodocum Willichium uirum Græcæ & Latinæ linguæ peritissimum, cum indice locupletissimo, & de rusticis rebus & geographicis. Basileae, Ex officina Bartholomaei Westhemeri. 1539 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

  • Storia della Biblioteca 04

    Palladius, Rutilius Taurus Aemilianus. La villa di Palladio Rutilio Tauro Emiliano tradotta nuouamente per Francesco Sansovino, nella quale si contiene il modo di cultivar la terra di mese in mese, di inserir gli arbori, di gouernar gli horti, & i giardini, con la proprietà de frutti, delle herbe, & de gli animali … In Venetia: appresso Francesco Sansouino. 1561 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

Per le sue funzioni la Biblioteca raccoglieva principalmente pubblicazioni attinenti alle materie di studio della Scuola prescritte ufficialmente dal Regolamento interno del 1877 e cioè «chimica generale, botanica, anatomia  e fisiologia animale, zootecnica, mineralogia, fisica e meteorologia, agricoltura ed economia rurale, chimica agraria, storia degli insetti utili e nocivi all'agricoltura, arboricoltura, meccanica e costruzioni, economia politica con applicazione all'industria agraria, statistica e legislazione, agrimensura, enologia, disegno, silvicoltura»[11]. In aggiunta furono subito istituiti brevi corsi speciali per altre materie, mineralogia, geologia, meteorologia agraria e entomologia agraria, che poi diventeranno cattedre stabili. Durante il primo triennio erano già nati L’Orto botanico, il Laboratorio di Botanica, i Gabinetti di Zootecnica, di Agraria, di Chimica generale, di Meccanica e costruzioni e di Agrimensura, ciascuno corredato da nuclei di collezioni specialistiche, attrezzature scientifiche, musei e biblioteche di settore. Col contributo del Ministero dell’Agricoltura si era avviata la costruzione di un Deposito di macchine agrarie e di uno di «animali miglioratori», di una Stalla sperimentale e di una serra per l’Orto botanico. A completare l’insegnamento inoltre erano iniziati Campi di dimostrazione e di sperimento in una porzione del parco annesso al Palazzo di Portici[12].

  • Storia della Biblioteca 05

    Telesio, Bernardino. Bernardini Telesij Consentini. De rerum natura iuxta propria principia, liber primus, & secundus, denuo editi. Neapoli, apud Iosephum Cacchium. 1570 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

  • Storia della Biblioteca 06

    Festasio, Niccolò. Tractatus de aestimo, et collectis, Nicolao Festasio Mutinensi authore. Copiosissimo indice alphabetico, ac numeris summarijsque additis exornatus, & auctus. Venetiis: ad candentis Salamandrae insignae. 1571 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

E’ interessante inoltre segnalare che il 21 aprile 1877, appena due anni dopo l’istituzione della Scuola, venne approvato il regolamento di un Corso di Magistero per l'abilitazione all'insegnamento, con una durata biennale e tre corsi di specializzazione (agricoltura, zootecnia e chimica agraria), destinato ai dottori in Scienze agrarie che volessero dedicarsi all’insegnamento. Anche  il Corso di Magistero aveva una sua «biblioteca speciale di libri didattici e di insegnamento secondario della altre nazioni», probabilmente confluita nelle varie cattedre quando il Corso fu sospeso, nel 1891, per mancanza di iscritti[13].

  • Storia della Biblioteca 07

    Dioscorides, Pedanius. Pedakoiu Dioskoridou tou Anazarbeos Ta sozomena apanta. Pedacii Dioscoridis Anazarbaei Opera quae extant omnia. Ex noua interpretatione Jani-Antonii Saraceni… Addita sunt ad calcem eiusdem interpretis scholia, in quibus variae codicum variorum lectiones examinantur, diuersae de medica materia, seu priscorum, seu etiam recentiorum sensentiae proponuntur, ac interdum conciliantur:… [Francofurti], sumtibus haeredum Andreae Wecheli Claudii Marnii & Ioan. Aubrii. 1598 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

  • Storia della Biblioteca 08

    De' Crescenzi, Piero. Trattato dell’agricoltura di Piero de' Crescenzi cittadino di Bologna, compilato da lui in latino, e diviso in dodici libri, ne' quali distintamente si tratta delle piante, e degli animali, e di tutte le villerecce utilità, già traslatato nella favella fiorentina, e di nuouo rivisto, e riscontro con testi a penna dallo ’Nferigno Accademico della Crusca. In Firenze, appresso Cosimo Giunti. 1605 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

La gestione della Biblioteca fu dall’inizio affidata al direttore della Scuola che era scelto a turno tra i professori ordinari e che sovrintendeva a tutta l’amministrazione interna. In base al Regolamento del 1877 la conduzione dei gabinetti era assegnata a singoli docenti. Per lo stato del bilancio il direttore doveva compilare una relazione annuale da sottoporre all’approvazione del Consiglio direttivo, del Ministero dell’Agricoltura e della provincia, ma in complesso godeva di una rilevante autonomia direzionale e amministrativa. Insieme al Consiglio dei professori decideva su provvedimenti relativi agli insegnamenti e alla disciplina della Scuola, e, tra l’altro, alle associazioni ai periodici, all’acquisto di libri e dei materiali per la Biblioteca centrale e per i vari gabinetti[14]. Per le funzioni di bibliotecario in quel primo periodo il direttore si serviva del vicesegretario, che aggiungeva questo compito a quello della gestione della contabilità in collaborazione col segretario.

  • Storia della Biblioteca 09

    Zanoni, Giacomo. Istoria botanica di Giacomo Zanoni semplicista, e sopraintendente all’horto publico di Bologna. Nella quale si descriuono alcune piante de gl’antichi, da moderni con altri nomi proposte; e molt’ altre non piu osseruate, e da varie reggioni del mondo venute, con le virtù, e qualita della maggior parte di esse, & in figure al viuo rappresentate. In Bologna: per Gioseffo Longhi. 1675 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

  • Storia della Biblioteca 10

    Zanoni, Giacomo. Istoria botanica di Giacomo Zanoni semplicista, e sopraintendente all’horto publico di Bologna. Nella quale si descriuono alcune piante de gl’antichi, da moderni con altri nomi proposte; e molt’altre non piu osseruate, e da varie reggioni del mondo venute, con le virtu, e qualita della maggior parte di esse, & in figure al viuo rappresentate. In Bologna: per Gioseffo Longhi. 1675 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

I primi anni della Biblioteca e della Scuola non furono facili sia per gli scarsi mezzi finanziari che per le consuete difficoltà di impianto di una nuova istituzione[15]. Il primo nucleo del corpo docente era formato da soli cinque professori ordinari (di ruolo, incaricati e temporanei), così come pochi, circa una ventina all’anno, furono gli allievi iscritti dal 1873 al 1875. Ciò nonostante la Scuola si propose subito un ambizioso programma di attività di alto livello scientifico. Dal 1878, pochi anni dopo la sua fondazione, risultò necessaria la pubblicazione di un Annuario per raccogliere le relazioni dei docenti sui progressi dell’insegnamento e sulle ricerche che si andavano svolgendo nei singoli laboratori e che permetteva una maggiore diffusione dell’attività scientifica interna anche fuori dell’istituto. Grande cura fu dedicata alla formazione del patrimonio librario, sia storico che contemporaneo, per dare agli studiosi e agli allievi l’opportunità di conoscere lo sviluppo scientifico italiano e internazionale delle discipline di indirizzo della Scuola. Le ricerche condotte nei laboratori, la divulgazione dei risultati e l’allargamento a nuovi campi d’interesse scientifico comportarono pubblicazioni e acquisizioni di periodici italiani e dunque si avviò un lento ma significativo incremento delle prime collezioni della Biblioteca centrale e delle biblioteche dei singoli gabinetti.

  • Storia della Biblioteca 11

    Zanoni, Giacomo. Istoria botanica di Giacomo Zanoni semplicista, e sopraintendente all’horto publico di Bologna. Nella quale si descriuono alcune piante de gl’antichi, da moderni con altri nomi proposte; e molt’altre non piu osseruate, e da varie reggioni del mondo venute, con le virtu, e qualita della maggior parte di esse, & in figure al viuo rappresentate. In Bologna: per Gioseffo Longhi. 1675 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

  • Storia della Biblioteca 12

    Poli, Giuseppe Saverio. Elementi di fisica sperimentale composti per uso della Regia Università da Giuseppe Saverio Poli istruttore di S.A.R. il principe ereditario delle Sicilie; membro britannico della Società Reale di Londra: socio dell’Accademia dell’Istituto di Bologna, di Torino, e di Siena; pensionario della Reale Accademia delle Scienze di Napoli & c… In Napoli: nella Stamperia Simoniana. 1787 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

In base alla sua attuale dotazione di volumi pubblicati nel decennio dal 1878 al 1889 si può notare che la Biblioteca si accresceva di un numero apprezzabile, sebbene non alto, di opere monografiche (circa 150 titoli in media all’anno). La parte più consistente della collezione era rappresentata dai periodici, la cui ampia varietà e qualità era decisamente rilevante. Si trattava di riviste del settore agrario che accoglievano i contributi dei docenti, ma anche di numerose altre che abbracciavano tematiche diverse e più estese, come quelle storiche, giuridiche ed economiche. Vi erano: Annali di agricoltura (per esempio gli Annali di Agricoltura di Gaetano Cantoni o Agricoltura meridionale, la prima rivista periodica del settore curata dai docenti di Portici), Annali di statistica, dei Ministeri di Agricoltura, delle Finanze e della Pubblica istruzione, Atti di Commissioni legislative, Atti parlamentari, Regolamenti universitari e di scuole inferiori, della Società entomologiche, di orticoltura, viticoltura, Società agrarie, Società economiche, Bollettini dei primi Consorzi agrari italiani, Rendiconti delle Stazioni sperimentali, di monta, dei vivai e degli Osservatori, gli Atti delle maggiori e più antiche Accademie napoletane (Accademia degli Aspiranti Naturalisti, Accademia medico-chirurgica, Accademia di scienze fisiche, matematiche, Accademia dei Lincei, Accademia dei Georgofili e l’Accademia Pontaniana, L’Annuario dell’Istituto d’Incoraggiamento, gli Annali Civili del Regno di Napoli), Congressi, Cataloghi di mostre, esposizioni internazionali e musei, il Bollettino del Club Alpino Italiano… Ancora, periodici specialistici di diffusione regionale e nazionale, tra cui sono da segnalare le riviste più importanti del settore agricolo di quegli anni, come il Giornale di agricoltura, industria e commercio del regno d’Italia, il Giornale agricolo toscano, Il Coltivatore, L’Italia agricola e il Giornale di agricoltura della domenica; infine un numero considerevole di dizionari di agricoltura, di botanica, atlanti italiani e stranieri e enciclopedie, come la famosa Enciclopedia agraria di Gaetano Cantoni. Solo alcuni periodici vi arrivavano per abbonamento o acquisto, perché  la maggior parte era acquisita grazie agli scambi dell’Annuario con le pubblicazioni di Enti e Biblioteche italiane e di tutta Europa[16].

  • Storia della Biblioteca 13

    Poli, Giuseppe Saverio. Elementi di fisica sperimentale composti per uso della Regia Università da Giuseppe Saverio Poli istruttore di S.A.R. il principe ereditario delle Sicilie; membro britannico della Società Reale di Londra: socio dell’Accademia dell’Istituto di Bologna, di Torino, e di Siena; pensionario della Reale Accademia delle Scienze di Napoli & c… In Napoli: nella Stamperia Simoniana. 1787 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

  • Storia della Biblioteca 14

    Gallesio, Giorgio. Pomona italiana ossia trattato degli alberi fruttiferi di Giorgio Gallesio. Pisa: co' caratteri de' FF. Amoretti: presso Niccolò Capurro, 1817-1830 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

Nei primi 15 anni della sua storia nella Scuola operarono docenti e direttori di grande spessore. Basti pensare al gruppo iniziale con personalità come il torinese Alfonso Cossa, professore ordinario di Chimicaagraria dal 1872 al 1873, Ettore Celi, agronomo e botanico di Reggio Emilia e direttore della Scuola dal 1873 al 1880, Nicola Antonio Pedicino, docente ordinario di botanica, che rimase fino al 1877 per poi passare all’Università di Roma, Achille Costa, zoologo ed entomologo di rilievo, Giuseppe Antonio Pasquale, botanico e docente di arboricoltura dal 1874 al 1880, il livornese Paride Palmieri, chimico e direttore della Scuola per due volte, dal 1880 al 1886 e poi dal 1897 al 1901, Francesco Milone, ingegnere e docente di meccanica agraria e costruzioni rurali, Almerico Cristin, professore ordinario di anatomia e fisiologia veterinaria e di zootecnia, direttore del Deposito di animali miglioratori e anche lui direttore dal 1886 al 1889, Arcangelo Scacchi, docente di mineralogia e geologia fino al 1885, Orazio Comes, successore di Pedicino nella Cattedra di Botanica dove insegnò per 40 anni, dal 1880 al 1917. Ad essi si aggiunsero altri, tra cui Italo Giglioli, genovese, professore di chimica agraria e agronomo, e Oreste Bordiga, di Novara, professore di economia rurale, estimo e contabilità agraria dal 1884, due docenti che saranno a lungo presenti nella Scuola[17].

E’ sufficiente dare uno sguardo alle loro pubblicazioni, di carattere sia manualistico didattico che scientifico, o sfogliare i fascicoli  dell’Annuario e gli Atti delle Accademie di quegli anni per capire il livello delle ricerche. Evidente è inoltre l’apertura della Biblioteca e della Scuola agli studi dei maggiori scienziati europei (allora prevalentemente francesi e tedeschi) con i quali i docenti di Portici avevano legato stretti rapporti scientifici nei diversi settori disciplinari.

Si deve certo ai docenti e ai direttori che permisero la nascita della Scuola la raccolta degli studi basilari di quelle scienze alle quali si dedicarono e degli altri relativi ai sempre più numerosi insegnamenti che entrarono a far parte del corso di studio: bachicoltura, patologia vegetale, vulcanologia, meteorologia, per dirne alcuni. Accanto ad essi la collezione  della Biblioteca si andò man mano ampliando con le ricerche attinenti alle problematiche italiane di quegli anni tanto intensi per la storia dell’agricoltura italiana e meridionale: ad esempio i provvedimenti e i decreti sulle bonifiche delle paludi intorno a Napoli e nei litorali  romani, la lotta alla malaria, le irrigazioni e i laghi artificiali, i metodi di coltivazione di vigneti, agrumeti, oliveti delle coste meridionali, i mezzi per combattere le più diffuse malattie di queste piante, le produzioni cerealicole, le condizioni della pastorizia, le inchieste agrarie ecc.

  • Storia della Biblioteca 15

    Gallesio, Giorgio. Pomona italiana ossia trattato degli alberi fruttiferi di Giorgio Gallesio. Pisa: co' caratteri de' FF. Amoretti: presso Niccolò Capurro, 1817-1830 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

  • Storia della Biblioteca 16

    Gallesio, Giorgio. Pomona italiana ossia trattato degli alberi fruttiferi di Giorgio Gallesio. Pisa: co' caratteri de' FF. Amoretti: presso Niccolò Capurro, 1817-1830 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

In questo senso è verosimile che la gran parte della cospicua sezione ottocentesca della Biblioteca centrale (come quelle dei singoli gabinetti) sia stata acquisita nei suoi primi 20 anni di vita, sebbene la mancanza di un inventario storico non ci permetta di ricostruire come si dovrebbe le circostanze della sua provenienza. Si può pensare, infatti, che le opere pubblicate nel periodo di poco antecedente alla nascita dell’istituto, o nei precedenti 50 anni, siano state raccolte per la necessità di completare la documentazione specialistica e che gli autori su cui si fondava allora il sapere scientifico fossero ritenuti utili per l’aggiornamento contemporaneo, e indispensabili alla formazione didattica. Anche pochi  nomi tra quelli presenti nel catalogo della Biblioteca possono darci un’idea di quanto grande e importante sia stata questa sezione, che oggi fa parte del fondo storico della Biblioteca del dipartimento: Darwin, Tenore, Briganti, Gussone, Bellardi, Spallanzani, Pasquale, Pritzel, Lamarck, Risso, Afan de Rivera, Stellati, Re, Targioni Tozzetti, Monticelli, Lambruschini, Ridolfi, Thaer, Löbe, de Gasparin, Liebig…

Sotto la guida di quei docenti della scuola, si avviò probabilmente anche la raccolta della maggior parte delle opere più antiche e prestigiose, perché servissero, al di là del loro valore storico, da modello e stimolo per la conoscenza  della scienza: si tratta di cinquecentine, di volumi del Seicento, del Settecento e soprattutto dei primi anni dell'Ottocento, che rappresentano oggi un fondo antiquario di più di 1.200 esemplari di grande rilievo come si può notare dalle riproduzioni di alcuni di essi.


Gli anni 1889-1917

In questi 30 anni la storia della Biblioteca e il suo arricchimento risentirono della forte personalità di Orazio Comes e dell’intensa attività di Oreste Bordiga. Vi furono importanti trasformazioni della Scuola, in gran parte legate alle significative vicende dell’economia e dell’agricoltura italiana precedenti al primo conflitto mondiale.

Quando, nel 1889, la Scuola passò alle dipendenze del Ministero di Agricoltura[18] ed ebbe un nuovo ordinamento paragonabile a quello universitario, acquistò maggiore autonomia amministrativa ed economica. Il conferimento al direttore delle stesse prerogative riconosciute a un rettore universitario e la facoltà del Consiglio dei professori di deliberare un bilancio autonomo segnò un notevole passo avanti nello sviluppo di tutta l’istituzione. Ne fu quindi avvantaggiata la didattica, anche perché il nuovo regolamento dette maggiore libertà ai docenti di scegliere i programmi d’insegnamento nonché di allestire i singoli gabinetti con l’acquisto di libri, periodici e materiali di laboratorio.

Il patrimonio librario fu soggetto a un ampliamento e a una maggiore specializzazione: in base all’analisi degli attuali repertori catalografici si nota una crescita costante della sua consistenza negli anni dal 1889 al 1892, un sensibile calo tra il 1893 e il1896, e infine una decisa ripresa dell’incremento dagli ultimi anni del secolo fino a tutto il primo quindicennio del nuovo. Anche la varietà di titoli è significativa ed evidenzia i nuovi indirizzi dell’insegnamento e gli studi di riferimento scientifico, politico ed economico italiano degli anni a cavallo dell’Ottocento.

Nel 1893-94 le difficili condizioni del bilancio dello Stato influirono sul finanziamento alla Scuola e fecero temere addirittura per la sua sopravvivenza. Durante la crisi economica e agraria che colpì l’Europa e il mondo tra il 1880 e il 1895 l’attività didattica tuttavia non si era interrotta. Anzi la Scuola di Portici e tutte le maggiori istituzioni  scientifiche italiane di assistenza agronomica ebbero «fortissimo impulso nell’ultimo decennio del secolo sotto i colpi durissimi della crisi agraria» verso una nuova fase di modernizzazione tecnica e amministrativa  e furono indotte a un ripensamento dei loro metodi di insegnamento tecnico-scientifico per una più rigorosa preparazione scientifica[19].

I docenti di Portici continuarono il lavoro con impegno e serietà e realizzarono ricerche, pubblicazioni, progetti ed eventi di respiro internazionale dei quali si ha conoscenza dai materiali della Biblioteca[20].

  • Storia della Biblioteca 17

    Knoop, Johann Hermann. Fructologia of beschryving der vrugtbomen en vrugten, die men in de hoven plant en onderhoud; waar by derzelver differente benamingen, groey-plaatzen, voortteeling, cultuur, en huishoudelyk gebruik… Te Leeuwarden: Ferweda. 1763 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

  • Storia della Biblioteca 18

    Knoop, Johann Hermann. Fructologia of beschryving der vrugtbomen en vrugten, die men in de hoven plant en onderhoud; waar by derzelver differente benamingen, groey-plaatzen, voortteeling, cultuur, en huishoudelyk gebruik… Te Leeuwarden: Ferweda. 1763 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

Nel 1897 fu approvato un nuovo ordinamento[21] che, più favorevolmente del precedente, assicurò maggiore autonomia all’Istituzione. Il piano di studi fu allungato e rispecchiava il nuovo indirizzo della Scuola volto a una sempre maggiore specializzazione al passo coi tempi. Tutto ciò comportò un importante arricchimento della Biblioteca. Il compito che l’unica Scuola del Mezzogiorno e delle Isole si andava assegnando in quegli anni per contribuire al rinnovamento del settore agrario meridionale era ben chiaro ai suoi docenti e si legge con tutta evidenza nei loro scritti. Si può citare ad esempio il discorso dell’allora direttore Paride Palmeri[22] per l’inaugurazione dell’anno accademico 97-98, pubblicato nell’Annuario del 1898, o l’importante saggio di Oreste Bordiga[23] che, nello stesso numero, metteva in luce un quadro preciso di molti di quei temi che sarebbero entrati nella «questione meridionale». I suoi numerosi lavori, tra cui il grande trattato di Economia rurale del 1888[24] o i saggi pubblicati negli Atti dell’Istituto di Incoraggiamento, nella rivista Agricoltura meridionale di Napoli, tutti conservati nella Biblioteca centrale di Portici, incisero profondamente sulla formazione dei giovani agronomi della generazione successiva. Oreste Bordiga quindi, insieme a Orazio Comes, rappresentò la continuità della Scuola nei trent’anni tra i due secoli e soprattutto in quelli del quindicennio giolittiano (1895-1915), cioè del periodo più florido della storia dell’Istituzione[25].

  • Storia della Biblioteca 19

    Jacquin, Nicolaus Joseph. Icones plantarum rariorum. Editae a Nicolao Josepho Jacquin botanices professore. Vindobonae: prostant apud Christianum Fridericum Wappler; Londini: apud B. White et filium; Lugduni Batavorum: apud S. et J. Luchtmans; Argentorati: apud A. Konig bibliopolas, ab anno 1781 ad 1793 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

  • Storia della Biblioteca 20

    Jacquin, Nicolaus Joseph. Icones plantarum rariorum. Editae a Nicolao Josepho Jacquin botanices professore. Vindobonae: prostant apud Christianum Fridericum Wappler; Londini: apud B. White et filium; Lugduni Batavorum: apud S. et J. Luchtmans; Argentorati: apud A. Konig bibliopolas, ab anno 1781 ad 1793 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

Ogni gabinetto ebbe modo di espandersi sul piano scientifico e tecnico. Anche grazie alla maggiore autonomia nella gestione, affidata ai docenti dalle nuove disposizioni, si allargarono gli spazi per l’insegnamento, per i laboratori e le biblioteche, aumentarono le strumentazioni didattiche, le collezioni e i singoli fondi librari; le ricerche raggiunsero un alto livello scientifico, conosciuto e apprezzato in ambito internazionale.

La Cattedra di Botanica e di patologia vegetale contribuì in modo particolare all’accrescimento della raccolta bibliografica della Scuola. In quel quindicennio si andò completando l’ampia produzione scientifica di Orazio Comes che spazia dalla fisiologia alla patologia vegetale e nella quale spiccano le pubblicazioni sul tabacco[26]. I lavori di Comes e quelli dei suoi allievi, raccolti in volumi o riviste, sono conservati nella Biblioteca centrale. Una importante parte del fondo librario antiquario della Scuola, che riguarda il settore strettamente botanico con volumi dal Cinquecento all’Ottocento, si trova ancora oggi nell’Istituto di Botanica: fu iniziato fin dalla nascita del laboratorio da Nicola Pedicino con l’aiuto di Vincenzo Cesati[27] e poi si ingrandì con doni, acquisti e abbonamenti a periodici soprattutto per merito di Comes, che contribuì grandemente alla sua composizione. Parte di questa collezione di grande rilievo fu trasferita dopo la morte di Comes nella Biblioteca Centrale.

  • Storia della Biblioteca 21

    Jacquin, Nicolaus Joseph. Icones plantarum rariorum. Editae a Nicolao Josepho Jacquin botanices professore. Vindobonae: prostant apud Christianum Fridericum Wappler; Londini: apud B. White et filium; Lugduni Batavorum: apud S. et J. Luchtmans; Argentorati: apud A. Konig bibliopolas, ab anno 1781 ad 1793 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

  • Storia della Biblioteca 22

    Jacquin, Nicolaus Joseph. Icones plantarum rariorum. Editae a Nicolao Josepho Jacquin botanices professore. Vindobonae: prostant apud Christianum Fridericum Wappler; Londini: apud B. White et filium; Lugduni Batavorum: apud S. et J. Luchtmans; Argentorati: apud A. Konig bibliopolas, ab anno 1781 ad 1793 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

Furono gli stessi anni della nascita della Scuola entomologica porticese creata da Antonio Berlese dal 1890 e da lui condotta fino al 1903. Il Laboratorio di Entomologia agraria, funzionante da Stazione agraria annesso alla cattedra nel 1890, ebbe «il compito di esaminare e classificare, di mano in mano che se ne presentassè l’utilità o il bisogno, gli animali e specialmente gli insetti, utili o nocivi all’agricoltura e alle industrie che da essa traggono origine, di studiare e di consigliare i mezzi per combattere detti animali»[28]. Gli studi sugli insetti nocivi alle piante di Berlese furono pubblicati in quegli anni in volumi e soprattutto nella Rivista di Patologia vegetale, da lui fondata nel 1892, che avrebbe poi avuto diffusione internazionale sotto la direzione di Filippo Silvestri. Anche grazie allo scambio di questa rivista con tutto il mondo fu possibile accrescere il patrimonio librario della biblioteca specialistica del gabinetto, che dai soli 5 volumi del 1902 già nel 1905 era arrivata a 321 opere con molti periodici e bollettini[29]. La rivista, completa di tutti i numeri, insieme all’altrettanto famosa Redia, fondata nel 1903 da Berlese, Silvestri, e Leonardi, le numerose opere di zoologia, bachicoltura, apicoltura che furono prodotte nel laboratorio, sono conservate nella Biblioteca centrale, nella importante Biblioteca di Entomologia e in quella dell’attuale Istituto di Arboricoltura. Con gli scambi dell’Annuario la Biblioteca centrale era cresciuta ulteriormente, sia in senso quantitativo che qualitativo e nel 1898 conteneva «molte pubblicazioni rare, una raccolta delle opere pubblicate dai signori professori della Scuola, annali, opere moderne di scienze naturali ed agrarie moltissime  di applicazione». In quell’anno si contavano 11.470 volumi, per 7.910 opere e 87 periodici[30]. Nel 1899 l’Annuario assunse il nome di Annali, che meglio rispondeva alle ampliate esigenze di ricerca della Scuola.

La collezione bibliografica si arricchiva con i numerosi studi sulla coltivazione del tabacco e della sua espansione in senso industriale di Orazio Comes, con le ricerche sulla viticultura meridionale e le malattie della vite o degli agrumi di Luigi Savastano, sulle cocciniglie di Gustavo Leonardi, sulla composizione delle rocce e acque minerali di Eugenio Casoria, con gli studi sulla nutrizione o sulla profilassi animale di Salvatore Baldassarre, di veterinaria di Ugo Barpi, di apicoltura o di coltura frumentaria meridionale di Moldo Montanari, con le ricerche botaniche sugli orti sperimentali di Oreste Mattirolo. Un posto di assoluto prestigio spetta alle analisi delle eruzioni del Vesuvio e dei terremoti di Giuseppe Mercalli, o a quelli sulla malaria e le bonifiche di molte zone del Mezzogiorno di Giacomo Rossi, direttore della importante Stazione Agricolo-Antimalarica di Portici[31]. Inoltre una grande mole di contributi scientifici riguardava questioni di interesse contemporaneo in campo agrario, politico-economico italiano e internazionale, come indagini legate al miglioramento delle produzioni locali, specialmente cerealicole, orticole e agrumarie, studi sui terreni paludosi, sul rimboschimento delle zone montuose, sul futuro dell’industria del Mezzogiorno, sulla situazione della proprietà latifondista, sulla crisi delle esportazioni per la concorrenza estera, sull’intreccio tra spopolamento e malaria; quindi ricerche sull’agricoltura internazionale e sulle conquiste coloniali. Ancora, rapporti e relazioni relative all’aumento dei prezzi, ai contratti agrari e statistiche sui lavoratori e soprattutto ricerche sull’emigrazione che in quegli anni si evidenziava con i suoi primi risvolti drammatici. In notevole aumento erano le opere di scienziati europei, soprattutto inglesi, spagnoli e portoghesi, a cui si aggiunsero ormai quelle d’oltremare, americane e canadesi.

  • Storia della Biblioteca 23

    Moffett, Thomas. Insectorum sive Minimorum animalium theatrum: olim ab Edoardo Wottono, Conrado Gesnero, Thomaque Pennio inchoatum: tandem Tho. Moufeti Londinatis opera sumptibusque maximis concinnatum, auctum, perfectum: et ad vivum expressis iconibus supra quingentis illustratum. Londini: ex Officina Typographica Thom. Cotes, et venales  extant apud Benjam. Allen, 1634 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

  • Storia della Biblioteca 24

    Moffett, Thomas. Insectorum sive Minimorum animalium theatrum: olim ab Edoardo Wottono, Conrado Gesnero, Thomaque Pennio inchoatum: tandem Tho. Moufeti Londinatis opera sumptibusque maximis concinnatum, auctum, perfectum: et ad vivum expressis iconibus supra quingentis illustratum. Londini: ex Officina Typographica Thom. Cotes, et venales  extant apud Benjam. Allen, 1634 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

Nel 1903 la Biblioteca scientifica ed agraria possedeva « intorno ai 13 mila volumi per circa 9 mila opere e più di 150 periodici italiani e stranieri»[32] ed era arrivata alla pubblicazione del V volume degli Annali.

Nel 1906 il patrimonio libraio aumentò ancora fino a  «15.600 volumi, di cui 5.200 sono opuscoli», tanto che Oreste Bordiga volle affermare che la Biblioteca era diventata «senza tema di vanterie la più importante  forse del Regno d’Italia»  quanto a opere e periodici agrari, dopo quella del Ministero dell’Agricoltura di Roma[33].

La sala più piccola della Biblioteca centrale era diventata sala dei professori, per l’allargamento del Gabinetto di Botanica voluto da Orazio Comes[34], ma doveva funzionare anche da deposito. La Biblioteca era affidata a un bibliotecario e a uno scrivano che erano addetti all’ordinamento, alla tenuta dei cataloghi, alla distribuzione delle opere e alla loro spedizione ed era attrezzata in modo funzionale: era stata dotata di attrezzature moderne e soprattutto di scaffali (lunghi in totale 53,30 metri) e di palchetti (322,30 metri). La ricerca dei testi era possibile grazie a tre tipi di cataloghi: alfabetico, con schede mobili secondo l’allora recente sistema Staderini, per materie, con cassette per ogni materia contenenti anch’esse schede mobili, suddivise secondo i settori più importanti di ogni scienza, e topografico, in registri, che rispettava l’ordine della collocazione via via che i libri arrivavano.

Il sistema di schedatura era preciso e forniva numerose indicazioni bibliografiche e topografiche che rendevano agevole la consultazione: ogni scheda alfabetica per autore conteneva il numero dello scaffale (o della cassetta per gli opuscoli), del palchetto e il numero progressivo, poi il luogo di pubblicazione  con l’editore, il luogo di stampa, la tipografia, la data di edizione, il formato, il numero dei volumi e dei tomi, le pagine totali e le tavole allegate. In più nella scheda era indicata la data di acquisto o donazione, col nome del donatore e il prezzo. Il maggiore contributo all’accrescimento della collezione era dovuto ai doni, agli omaggi e sopratutto agli scambi ottenuti dalla distribuzione degli Annali, dei quali allora si spedivano 200 copie in tutto il mondo. Vi erano numerosi abbonamenti a pubblicazioni periodiche, italiane, francesi, inglesi, tedesche (di cui una coloniale), americane del nord e messicane, americane del Sud e del Centro, giapponesi, russe, australiane, della allora Colonia del Capo, delle isole Hawaii, per un totale di 150 testate.

  • Storia della Biblioteca 25Moffett, Thomas. Insectorum sive Minimorum animalium theatrum: olim ab Edoardo Wottono, Conrado Gesnero, Thomaque Pennio inchoatum: tandem Tho. Moufeti Londinatis opera sumptibusque maximis concinnatum, auctum, perfectum: et ad vivum expressis iconibus supra quingentis illustratum. Londini: ex Officina Typographica Thom. Cotes, et venales  extant apud Benjam. Allen, 1634 (foto realizzata da Lucio Terracciano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II).

La parte più ampia della collezione era rappresentata dalla raccolta dei nuovi periodici di carattere scientifico, oltre gli annuari e gli annali pubblicati da enti pubblici. Come scrive Bordiga, nel 1906 arrivavano 63 periodici agrari, di cui 32 stranieri, 23 di economia politica, statistica, legislazione e finanza, 11 riviste scientifiche sia italiane che estere, nove di chimica generale e applicata, cinque di botanica generale, quattro di patologia vegetale e batteriologica, cinque di geologia e mineralogia, tre di zoologia, quattro di ingegneria e topografia, quattro di industrie agrarie, otto di zootecnica e veterinaria, due di acquacoltura e pescicoltura, tre riviste ufficiali diverse e 15 pubblicazioni di altro genere e miste, in totale 159 periodici e pubblicazioni. Bordiga aggiungeva infine che sebbene la Scuola  spendesse ogni anno 3.600 lire per associazioni a periodici, acquisti di libri, rilegature e materiali vari, tuttavia per la mole di opere che la Biblioteca possedeva, il valore totale era senza dubbio molto maggiore[35].

Nel 1910 fu pubblicato a cura della bibliotecaria Francesca Pirazzoli il primo catalogo a stampa delle «opere generali e periodiche italiane»[36] della Biblioteca. Il catalogo è una fonte utilissima per conoscere la dimensione e la qualità della collezione dei periodici fino ad allora in possesso della Biblioteca che, come sappiamo, rispetto ai volumi monografici rappresentava il fondo più consistente. Il catalogo inoltre è una interessante testimonianza del criterio di catalogazione del tempo. È ordinato per tipologie di pubblicazione a carattere misto, comprendenti opere generali non concluse e periodici[37]. All’interno di queste categorie generali sono elencati tutti i periodici italiani prodotti da quegli enti secondo un indice alfabetico che include i fondatori o i responsabili dei periodici stessi, i soggetti che trattano  e i luoghi di provenienza o pubblicazione.

Cinque anni dopo fu pubblicato un altro catalogo dei periodici a cura del bibliotecario Arturo Bontraeger, successore della Pirazzoli. Il catalogo, come spiega il titolo, riguardava i «periodici esteri o internazionali o pubblicati all’Estero da Istituzioni italiane»[38] dei quali la Biblioteca possedeva una serie di due annate o di almeno due volumi. Nell’introduzione l’autore dà un preciso resoconto del sistema dello scambio grazie al quale la Biblioteca era riuscita a raccogliere una grande quantità di opere. La distribuzione si era ormai estesa a quasi tutto il mondo, con richieste di scambio per pubblicazioni italiane e in lingue straniere, cioè «neolatine e neogermaniche» o altre meno conosciute in Italia, per non discriminare i numerosi allievi che frequentavano la scuola come uditori. Questi ultimi infatti erano russi e greci, tra i più numerosi, poi serbi, rumeni, giapponesi, argentini e portoghesi. A differenza del catalogo della Pirazzoli questo secondo estendeva la ricerca a tutte le materie sia di carattere generale che di applicazione pratica, ma comunque insegnate nella scuola. In totale, calcolando che nel 1915 alcuni periodici erano esauriti e altri se ne erano aggiunti, la Biblioteca riceveva annualmente 402 testate, di cui 152 in italiano, 69 in francese, 2 in greco, 76 in inglese, 2 in latino, 1 in olandese, 10 in portoghese, 25 in spagnolo 2 in svedese e 63 in tedesco. Il  criterio di classificazione è ancora una volta per tipologie di enti, all’interno delle quali i periodici sono ordinati alfabeticamente per titolo o per autore. Il catalogo è diviso in due parti, quella in cui i periodici sono elencati per Stato, la seconda in base alla lingua.

Sotto la direzione della Scuola di Comes (1906-1917) il patrimonio librario della Biblioteca centrale ebbe un nuovo aumento: nel 1913 conteneva «16.200 volumi e 7.200 opuscoli  e […] 372 pubblicazioni periodiche da tutte le parti  del mondo» che riceveva annualmente. Inoltre gli Annali erano giunti all’11° volume della terza serie ed erano regolarmente inviati a tutti gli Istituti agrari di numerosi Stati esteri[39].

 

Gli anni dal 1917 al 1935. Cenni sul periodo contemporaneo

Con la morte di Comes nel 1917, come scriveva Valeria Mezzetti Bambacioni, finì il periodo d’oro del suo gabinetto e dell’Orto botanico[40]. Le attività della Scuola si interruppero per il conflitto mondiale.

Nel 1918 nella Biblioteca centrale arrivarono i numerosi volumi della biblioteca del laboratorio di Botanica, a cui Comes aveva dedicato la sua vita, oggi conservati  come “dono Comes”. Il fondo comprendeva 1.757 volumi tra i quali 181 volumi di miscellanee riguardanti diversi campi delle scienze naturali e di agraria, e cioè: 56 volumi di botanica, 34 di fitopatologia , 33 di fisica, 3 di scienze naturali, 36 di agraria, 5 di tabacchicoltura e 14 di argomenti vari[41]. In seguito il fondo Comes è andato in parte disperso e oggi comprende 1.333 volumi. La biblioteca storica di Comes con i volumi antichi e rari e una restante parte del fondo libraio, come si è detto, sono ancora conservate nei locali dell’ex Laboratorio di Botanica e attualmente in corso di catalogazione[42]. Nel 1920-21 contemporaneamente allo spostamento dell’istituto in una nuova ala del Palazzo e alla istituzione della Cattedra di Patologia, separatasi da quella di Botanica, vi fu un nuovo smembramento della biblioteca privata di Comes, che fu distribuita, secondo  le varie materie, in altri laboratori[43]. Purtroppo la mancanza di inventari storici dei vari istituti e la difficoltà di reperire l’archivio della Biblioteca centrale non consente una precisa indagine sul percorso e la provenienza dell’effettivo patrimonio appartenuto al grande botanico. Nel 1919 alla morte di Salvatore Baldassarre la Biblioteca Centrale si arricchì  di 324 volumi, tra cui 12 di miscellanee, che erano parte della collezione del francese zoologo, grazie alla donazione del figlio[44].

Dopo la guerra l’attività della Scuola e dei gabinetti riprese con nuovo slancio: con la guerra di Libia si aprirono nuove prospettive di ricerca per gli studiosi che unirono  «la nuova esperienza scientifica e tecnica su terra d’Africa con quella non troppo dissimile dell’Italia meridionale»[45].

Il catalogo della Biblioteca centrale  si riempiva delle ricerche di Emanuele De Cillis sull’agricoltura nei climi caldo asciutti, sulla fertilità delle terre meridionali in rapporto all’umidità del suolo, e poi sulle potenzialità produttive delle terre desertiche della Tripolitania e delle altre colonie italiane in Africa; degli studi di Filippo Silvestri sugli insetti dannosi all’agricoltura del Mezzogiorno e sulle sue ricerche di nuove specie utili alla lotta biologica contro i parassiti delle piante da introdurre e acclimatare in tutto il mondo, dall’America all’Estremo Oriente, dall’Australia All’Africa; delle numerose pubblicazioni di botanica e di patologia vegetale di Alessandro Trotter e specialmente di quelle sulla Cecidologia italiana ed esotica delle regioni balcaniche o dell’Asia, raccolte in opere monografiche e nella rivista specialistica di respiro internazionale Marcellia, da lui fondata fin dal 1902[46].

Nelle biblioteche dei vari gabinetti si andarono ampliando le colleziono librarie, con opere antiche,  e moderne e con una gran quantità di periodici. La biblioteca de Cillis si arricchì dei volumi e degli opuscoli che il grande agronomo raccolse da ogni parte del mondo. Nel 1940 la sua dotazione arriverà a «2.100 volumi, oltre 7.000 opuscoli e 30 riviste e periodici riguardanti l’agronomia e le coltivazioni erbacee»[47]. La biblioteca dell’istituto di Entomologia,diventata molto ricca già nel 1928 con oltre 5.000 opere e 534 opuscoli[48], nel 1976 comprenderà «circa 10.000 trattati, quasi 1.500 riviste scientifiche, delle quali 445 attive»[49].

Nel 1924 la Scuola assunse il nome di Regio Istituto superiore agrario alle dipendenze  del Ministero dell’Economia nazionale, acquistando personalità giuridica e autonomia amministrativa, come le università.

Il corso di studi per ottenere la laurea durava quattro anni e in più se ne istituì un quinto per un orso di specializzazione  in Agricoltura Coloniale[50]. Nel nuovo Statuto si stabiliva,tra l’altro, l’autonomia amministrativa dei singoli istituti, diretti dai docenti delle singole materie, e che l’affidamento di tutti gli oggetti degli istituti dovevano essere iscritti in appositi inventari e dati in consegna a persone responsabili della loro conservazione, cioè al loro direttore. Ogni istituto aveva la sua biblioteca specialistica, come sappiamo. Il servizio della Biblioteca centrale dell’istituto era regolato da norme apposite emanate dal Consiglio accademico ed era posto sotto la vigilanza di una commissione di tre membri da esso nominata: per i libri e le pubblicazioni della Biblioteca il consegnatario era il bibliotecario[51]. Nel 1928 la Biblioteca conteneva 27.328 opere compresi circa 9.000 opuscoli, senza contare i periodici.  Si era allargata e ormai era composta di «due sale grandissime (di cui una lunga m. 20, larga m.9 metri e alta m.10), esposte a mezzogiorno e illuminata ciascuna da tre finestre»[52]. Lungo tutte le pareti delle due sale vi erano grandi scaffali per i libri e nella prima, che era adibita anche a sala lettura, vi era un lungo bancone, sul lato destro di chi entra e a due metri dalla parete, dove erano collocati i fascicoli dei periodici più recenti per una comoda consultazione; sulla sinistra accanto alle finestre erano disposti grandi tavoli per la lettura. I volumi erano sistemati in 20 armadi a sportelli e in 30 scaffali, oltre a quattro cassoni. Era sempre fornita di tre cataloghi, alfabetico, per materie e topografico. Riceveva i volumi per acquisto ma soprattutto grazie a donazioni e per lo scambio dei numeri degli Annali, dei quali si distribuivano ogni anno 300 copie.

Dal bilancio consuntivo 1925-1926 si evince che le spese sostenute per abbonamento periodici, acquisto e rilegatura libri, pubblicazioni Annali e contributo pubblicazioni ammontavano a lire 12.438, pari al 4% delle spese totali. E un anno dopo, nel bilancio preventivo del 1926-27, la spesa per le stesse voci era arrivata a lire 23.000 pari al 7,4% delle spese generali[53].

Nel 1928 il professore C. Arturo Borntraeger, che svolgeva la funzione di bibliotecario coadiuvato da un applicato di segreteria, compilò un nuovo catalogo con tutti i periodici posseduti dalla Biblioteca[54]. Non erano compresi però i numerosi periodici della biblioteca di Entomologia agraria. I titoli rispecchiavano le discipline insegnate nell’istituto e inoltre provenivano da tutti quegli Stati e dalle loro colonie, dai quali poteva arrivare un contributo  interessante per una Biblioteca specialistica agraria. Il metodo dello scambio, che si era un po’ ridotto a causa della guerra, era stato ripreso nella speranza di aumentare il numero delle testate già presenti e naturalmente aggiungerne di nuove. In quell’anno la Biblioteca riceveva per scambio degli  Annali, o per acquisto, 416 periodici correnti totali di cui 52 periodici in lingua francese, 115 in inglese, 177 in italiano, 36 in tedesco, 23 in spagnolo, otto in portoghese e poi due in svedese, e uno rispettivamente per il greco, il latino e l’olandese. In più vi erano 986 periodici interrotti o con titolo diverso, per cui la Biblioteca possedeva un numero complessivo di 1.402 periodici[55].

Nel 1935 l’Istituto Superiore di agricoltura diventò Facoltà di agraria e passò al Ministero della Pubblica Istruzione. In quell’occasione fu necessario avviare un nuovo inventario e una nuova collocazione dei volumi e inoltre moltissimi passarono alla Biblioteca centrale alle biblioteche dei vari istituti. Durante la seconda guerra mondiale numerosi locali furono occupati dalle truppe alleate per più di due anni e andarono smarriti almeno 2.000 volumi[56].

Sulla base delle informazioni attualmente in nostro possesso si può dire che dagli anni Trenta il fondo antiquario della Biblioteca centrale non si è più accresciuto e che i nuovi acquisti furono prevalentemente rivolti a materiali  contemporanei.

Con la direzione di Valeria Mezzetti  Bambacioni nel 1955 furono sostituiti gli armadi di legno e la vecchia scaffalatura che erano insufficienti a contenere i volumi in arrivo. La seconda sala interna dopo un restauro strutturale dei locali, fu sistemata e ordinata con scaffalature metalliche a due piani, aperta alla consultazione dei periodici. Inoltre fu dato un ordinamento  moderno a tutto il patrimonio libraio. Nel 1966 la Biblioteca comprendeva 6.868 opere, 11.000 opuscoli e 1.752 riviste. Tra queste vi erano 393 periodici vivi (143 italiane e 250 stranieri) con 10.287 volumi e 1.359 periodici estinti (749 italiani e 610 stranieri) con 10.287 volumi e 1.359 periodici estinti (749 italiani e 610 stranieri) con 11.077 volumi[57]. Dei 1.752 periodici fu compilato un catalogo a stampa a cura di Marina Golia Guardati[58].

Sotto la guida di Valeria Mezzetti Bambacioni e di Marina Golia Guardati si operò la schedatura dei volumi e dei periodici della Biblioteca secondo un catalogo per autori (in base alle regole R.I.C.A.) e un catalogo sistematico per materia per la collocazione dei volumi negli scaffali (classificazione Dewey). Inoltre la Biblioteca ebbe un inventario topografico e un indice per soggetti.

Dagli anni Settanta a cura di Olimpia Petriccione è stato organizzato un poderoso aggiornamento dei periodici, con la soppressione delle lacune in quelli esistenti e l’acquisizione di nuove riviste, sia per acquisto, che per dono o per cambi con gli Annali della facoltà. Nel 1951 era arrivato  il “dono Ierna” con 375 volumi e poi successivamente nel 1984 arriveranno il “dono Bottini” di 67 volumi e nel 1998 il “dono Sarli” di 107 volumi[59].

Attualmente dal catalogo informatico risulta che la Biblioteca centrale possiede un totale di 30.341 opere, di cui 45 del 1500, 35 del 1600, 276 del 1700, 4.834 del 1800,22.790 del 1900 e 2.361 del 2000. Ha informatizzato quasi completamente il patrimonio libraio ed è inserita nel Catalogo Opac Aleph dell’Università Federico II, consultabile digitando l’indirizzo http://biblioteca.agraria.unina.it/patrimoniolibraio.html [ndr.: pagina non più attiva]


Note

[1] ”La Scuola Superiore d’Agricoltura in Portici”, Annuario della R. Scuola Superiore d’Agricoltura in Portici 1897-98, 7, p. III, 1898.

[2] L’Orto botanico fu fondato al principio del 1873 da Nicola Antonio Pedicino (1839-1883) che coprì la Cattedra di Botanica dal 1872 al 1877: cfr. Pedicino N.A., “Orto e laboratorio Botanico”, Annuario R. Sc. Sup. Agric. Portici, I, pp. IX-XVI, 1878. Sulla storia dell’Orto botanico di Portici vedi Mazzoleni S., Motti R., Ricciardi M., L’Orto Botanico di Portici. In: I Musei delle Scienze Agrarie. L’evoluzione delle Wunderkammern, Mazzoleni S., Pignatelli S. (a cura di), Università degli Studi di Napoli Federico II, 2007, pp. 1-29.

[3] De Cesare R., La fine di un Regno. S. Lapi, Città di Castello, 1900 ( 2ª ed.), parte II, pp. 253-254 e pp. 369-372.

[4] Del Pezzo N., “Il Palazzo reale di Portici”, Napoli Nobilissima, V, p.188, 1896. Sugli anni subito dopo l’Unità vedi Margiotta M.L. Il Sito Reale e il suo parco. In: Il Real Sito di Portici, Margiotta M.L. (a cura di), Paparo, Napoli, 2008, p.61.

[5] Porzio A., Gli interni della Villa di Portici nel Settecento: l’appartamento reale al tempo di Carlo di Borbone. Ivi, pp. 112-116.

[6] Cfr. Meluccio N., Le collezioni del Palazzo Reale di Portic: da Museo d’Antichità a sede della Facoltà di Agraria. In: La Reggia di Portici nelle collezioni d’arte tra Sette e Ottocento, Martorelli L., (a cura di), Elio De Rosa editore, Pozzuoli, 1998, p. 43.

[7] La Biblioteca centrale possiede un inventario del fondo antico realizzato da Petriccione O., Catalogo dei libri rari editi dal 1500 al 1830 (con M.R. Palumbo). Università degli Studi di Napoli Federico II, Biblioteca  centrale della Facoltà di Agraria, Portici, 2008. Alcuni volumi sono presenti in Libri antichi e rari dalle Biblioteche dell’Ateneo, Coinor ( a cura di), Università degli Studi di Napoli Federico II, Napoli, 2004. Attualmente è in corso la catalogazione sistematica di tale fondo.

[8] Ohlsen C.T.A., Proposta sull’ordinamento della istruzione agraria nelle provincie meridionali d’Italia e sulla fondazione ed organizzazione di un grande Istituto Agronomico Superiore e Centrale presso la città di Napoli. Stamperia dell’Iride, Napoli 1865.

[9] Ohlsen C.T.A., Proposta sull’ordinamento…, cit., pp. 11-14. Per la biografia e l’opera di Ohlsen rimandiamo all’ampio resoconto di Alessandro Santini La fondazione della Scuola e il difficile inizio, nel presente volume. Vedi anche: Cazora S., “Alle radici della cultura”, Agricoltura, 238, p. 13, 1992.

[10] Cfr. lo Statuto allegato al Regio Decreto che istituisce in Portici una Regia Scuola superiore di agricoltura, 14 gennaio 1872. Cfr per questo “Notizie della Scuola Superiore di agricoltura di Portici e del suo Ordinamento”, Annuario R. Sc. Sup. Agric. Portici, 1, cit. pp. VI-VII. Il regio decreto e lo statuto annesso, entrambi del 1872, nonché il regolamento interno, approvato col regio decreto 30 ottobre 1877 sono raccolti nell’opuscolo Regia Scuola superiore di Agricoltura di Portici, Statuto e regolamenti. Tip. Dell’Accademia Reale delle Scienze, Napoli, 1878. Il regio decreto è allegato in Il R. Istituto Superiore Agrario in Portici, 1872-1928. Arti grafiche Panetto & Petrelli, Spoleto, all. 10, pp. 387-391, 1928.

[11] Regio Decreto che approva il Regolamento interno della Scuola superiore di Agricoltura di Portici, 30 ottobre 1877. In: Regia Scuola Superiore di Agricoltura in Portici, Statuto…,cit., p. 21.

[12] “Notizie della Scuola…”, Annuario R. Sc. Sup. Agric. Portici, 1 , cit., pp. VII-VIII.

[13] Cfr. R. Istituto Superiore Agrario in Portici, 1872-1928, cit., all. 7, 9, pp. 399-403, 404-406.

[14] Statuto…, pp. 16-20.

[15] Per le vicende della fondazione della Scuola e dei primi anni di attività vedi Bordiga O., Il Palazzo di Portici e la sua storia. Le vicende della Scuola. I locali ed i terreni annessi. In: La R. Scuola Superiore di Agricoltura in Portici nel passato e nel presente. 1872-1906. Stabilimento Tipografico della Torre, Portici, pp. 6-12.

[16] Sulla storia dell’Annuario e poi dal 1899 degli Annali cfr. Borntraeger A., Prefazione a Id. 1915. Catalogo dei Periodici esteri, od internazionali o pubblicati all’Estero da Istituzioni italiane, posseduti dalla Biblioteca della R. Scuola Superiore di Agricoltura in Portici. Stab. Tip. Ernesto della Torre, Portici, 1915, pp. 3-4. Sulle pubblicazioni periodiche fino al 1884 vedi anche Palmieri P., Relazione sull’andamento della Scuola Superiore d’Agricoltura di Portici per gli anni accademici 1882-83 e 1883-84. R. Stabilimento Tipografico Comm. Francesco Giannini e Figli, Napoli, 1884, p. 5.

[17] L’elenco dei docenti dei primi trent’anni della Scuola è in La R. Scuola Superiore di Agricoltura in Portici nel passato e nel presente. 1872-1906, cit., pp. 281-284. Cfr anche l’appendice di questo volume.

[18] R. Decreto intorno al passaggio delle Scuole alla immediata dipendenza del Ministero d’Agricoltura del 30 giugno 1889, in applicazione della legge del 6 giugno 1885 sull’ordinamento degli Istituti agrari che venivano posti all’immediata dipendenza del Ministero di agricoltura, Industria e Commercio: cfr. Il R. Istituto Superiore Agrario in Portici, 1872-1928…, cit., p. 407; Il Regolamento organico della Scuola, approvato nel 1887 è nell’allegato 11, pp. 408-415. Per la storia dopo il 1889 cfr. La  R.Scuola Superiore d’Agricoltura in Portici. Stabilimento Tip. Vesuviano di E. Della Torre, Portici, p. 52, 1903, e Bordiga O., “La Scuola di Portici nel suo primo quarantennio di cita”, Annali della R. Scuola Sup. di Agricoltura di Portici, sec. serie, XII, pp. 39-52, 1914.

[19] Lo dice Manlio Rossi-Doria in un articolo del 1977. “La Facoltà di Agraria di Portici nello sviluppo dell’agricoltura meridionale", in “Le istituzioni agrarie nel decollo industriale”, Quaderni storici, 36 p. 840. Su questi anni vedi anche Santini., La Facoltà di Agraria tra passato e futuro, in I Musei delle scienze Agrarie, cit. p. XV, e nel contributo dello stesso Alessandro Santini  La fondazione della Scuola e il difficile inizio, nel presente volume.

[20] Nel discorso inaugurale dell’anno accademico 1896 fu Italo Giglioli a ricordare gli avvenimenti più recenti dell’attività dell’ istituto, che andavano da progetti sulle acque del Nilo a partecipazioni a esposizioni internazionali e italiane: cfr. Giglioli I., Discorso inaugurale: In: Regia Scuola superiore d’Agricoltura  in Portici, Discorsi inaugurali in occasione della solenne apertura dell’anno accademico 1896-97 fatta sabato 21 novembre 1896 alla presenza di S.E. il Ministros Dell’Agricoltura , industria e commercio conte Francesco Guicciardini. Stab. Tip. Vesuviano, Portici, pp. 21-30, 1897. Di questi progetti vi è ampia documentazione in riviste e opere a stampa nella collezione della Biblioteca e in particole nei fondi “dono Comes" e “dono Baldassarre”.

[21] “Regolamento organico approvato con regio decreto 21 novembre 1897, n. CCCCXIII ( Parte Supp.)”, firmato dal ministro d’Agricoltura, industria e commercio Francesco Guicciardini, annuario R. Sc. Sup. Agric. Portici  1897-98, cit., pp. 73-86.

[22] Cfr. Palmieri P., “Discorso inaugurale”, Annuario della R. Sc. Sup. Agric. Portici 1897-98, cit., pp. 6-10.

[23] Bordiga O., “Le linee generali dell’economia agraria meridionale. Stato presente, bisogni e riforme”, Ivi, pp. 13-71.

[24] Bordiga O., Economia rurale. Tip. Trani e Marghieri, napoli, 1888, ripubblicato nel 1898. Un elenco di opere di Bordiga è in Brizi A., “Cattedra di economia rurale ed Estimo”, Il R. Istituto Superiore Agrario in Portici 1872-1928, cit., p. 87.

[25] Cfr. Rossi-Doria M., La Facoltà di agraria…, cit., pp. 841-843. Su Oreste Bordiga, Italo Giglioli, Carlo Ohlsen e Luigi Savastano vedi Musella L., Da Oreste Bordiga a Manlio Rossi Doria. L’agricoltura meridionale nell’analisi della Scuola Agraria di Portici. Calice Editori, Rionero in Vulture, 1991.

[26] Cfr. Bordiga O., La Scuola di Portici nel suo primo quarantennio…,cit., p. 40. Per le opere di Orazio Comes vedi Rossi G., Degli scritti e delle opere di Orazio Comes. Ivi, pp. 69-120.

[27] Cfr Pedicino N.A., Orto e laboratorio Botanico, cit., P. X.

[28] Silvestri F., Orto e laboratorio di Entomologia agraria. In: Il R. Istituto Superiore Agrario in Portici, 1872-1928, cit., p. 121.

[29] Ivi, p. 126 Cfr. anche Tremblay E., L’Istituto di Entomologia agraria dell’Università di Napoli in Portici, Giannini, Napoli, 1976.

[30] ”La Scuola Superiore d’Agricoltura in  Portici”. Annuario R. Sc. Sup. Agric. Portici 1897-98, cit., p.VI.

[31] Cfr. Scuola Superiore di agricoltura di Portici. Stazione agricolo-antimalaria, I nostri primi sette anni di attività, Rossi G. (a cura di), Stab. Tipografico Vesuviano E. Della Torre, portici 1910. Nel testo è allegata un’ampia bibliografia delle ricerche della Stazione in gran parte pubblicate negli Atti della Società per gli Studi  della Malaria (Società fondata nel 1898 a Roma da angelo Celli, Giustino fortunato e Leopoldo Franchetti), negli Annali o nel Bollettino della Stazione Agricolo Antimalarica di Portici, tutte riviste conservate nella Biblioteca centrale. Sulla Cattedra di Batteriologia agraria e su Giacomo rossi vedi bordiga O., La Scuola di Portici nel suo primo quarantennio di vita, cit., pp. 42-43.

[32] La R. Scuola Superiore d’Agricoltura…, cit,, p. 36.

[33] Bordiga O., Il Palazzo di Portici e la sua storia…, cit., p. 28

[34] Cfr. Comes O., Cattedra di Botanica. In: Bordiga O., Il Palazzo di Portici e la sua storia…, cit., p. 59. Il laboratorio di botanica all’epoca di Pedicino occupava solo 3 locali del primo piano « che rappresentavano l’unico vantaggio di essere comunicanti, mediante una scaletta esterna con l’Orto», come scrive Mezzetti Bambacioni V., L’Istituto e l’Orto Botanico di Portici a un quarantennio dalla morte di orazio Comes. A.G. Della Torre Portici, 1966, p. 4.

[35] Ivi, pp. 28-31.

[36] Pirazzoli F., Catalogo delle opere generali e periodiche possedute dalla Biblioteca della R. Scuola Sup. di Agricoltura di Portici. Prem. Stab. Tip. E. Della Torre, Portici, 1910.

[37] L’Indice del Catalogo è diviso nelle seguenti tipologie generali, in ordine: Dizionari ed Enciclopedie; Atlanti e Iconografie; Elenco Bibliografico delle pubblicazioni italiane riguardanti Ministero Agricoltura, industria e commercio, Ministero Affari esteri, Ministero Finanze, Ministero Guerra, Ministero affari interni (Regno di Napoli), Ministero Affari interni (Regno d’Italia), Ministero Pubblica istruzione, Ministero Lavori pubblici; Cameradei deputati; Senato del Regno; Atti delle Accademie e delle Società scientifiche; Periodici e  pubblicazioni di società, comizi e consorzi agrari; Stazioni sperimentali, stazioni di monta, vivai, osservatori; Musei, biblioteche, camere di commercio, istituzioni diverse; Scuole e istituti di grado inferiore o medio; Cattedre ambulanti di agricoltura; Congressi, Esposizioni; Periodici.

[38] Bontraeger A. Catalogo dei Periodici esteri, od internazionali, o pubblicati all’Estero da istituzioni italiane, posseduti dalla Biblioteca della R. Scuola Superiore di agricoltura in Portici. Stab. Tip. Ernesto della Torre, Portici, 1915.

[39]Bordiga O., La Scuola di Portici nel suo primo quarantennio…, cit., p. 48

[40] Mezzetti Bambacioni V., L’Istituto e l’Orto Botanico di Portici…. Cit., p.5

[41] Cfr. Il R. istituto Superiore Agrario in Portici, 1872-1928, cit., p. 42; Mezzetti Bambacioni V., Golia Guardati m., La Biblioteca della Facoltà di agraria in Portici. Cenni storici e organizzazione attuale, Tip. A.G. Della Torre, Portici, 1966,p. 3.

[42] Ricciardi M., Pignatelli S., Biblioteca storica. In : I Musei delle Scienze Agrarie…, cit., p. 38.

[43] Cfr. Mazzetti Bambacioni V., L’Istituto e l’Orto Botanico di Portici…, cit., p. 5. e Lo Priore G., Cattedra di Botanica. In : Il R. Istituto Superiore Agrario in Portici, 1872-1928, cit., p. 61.

[44] Ivi, p.42; vedi anche: Mezzetti Bambacioni V., Golia Guardati M., La Biblioteca della Facoltà di Agraria…, cit., p. 3.

[45] Rossi-Doria M., La Facoltà di Agraria…, cit., p. 845.

[46] Cfr. ad vocem Alessandro Trotter. In: Viaggio nella memoria: tra vita e scienza, Bacchini M.R., Iorio A. ( a cura di), Università degli Studi di Napoli Federico II. Polo delle  Scienze e delle Tecnologie per la vita, S.t., Portici, 2002, pp.29-31. V. anche Trotter A., Cattedra e Laboratorio di Patologia. In: Il R. Istituto Superiore Agrario in Portici, 1872-1928, cit., Patologia. In: il R. Istituto Superiore Agrario in Portici, 1872-1928, cit., pp. 115-120. solo nel 1921 fu creato un vero e proprio Laboratorio di Patologia vegetale, disciplina fino a quel momento associata alla Botanica, sistemati in 10 locali al piano superiore della reggia sul versante del mare, dove vennero trasferiti soprattutto libri e collezioni  micologiche raccolti soprattutto da Comes e da lui  lasciati in eredità balla biblioteca del laboratorio. Tuttavia, già a partire dal 1919 e fino al 1928,  la biblioteca stessa poteva contare sulle serie complete di 10 periodici di interesse fitopatologico, una raccolta di 72 grosse miscellanee rilegate contenenti circa 2.500 opuscoli, e circa 550 opere in volumi, classificati con uno schedario alfabetico e per materie, ibidem.

[47] Angelini F., L’Istituto di Agronomia e Coltivazioni erbacee della facoltà Agraria di portici. Stab. Tip. Nello Berenato, Portici, 1940, p. 10.

[48] Cfr. Silvestri F., Cattedra di Zoologia generale e agraria…, cit., p. 126.

[49] Tremblay E., L’Istituto di Entomologia…, cit., p. 6.

[50] Col regio decreto 31 ottobre 1923 n. 2492, art. 9, il Ministero dell’Economia nazionale stabilì chev tutte le Scuole superiori di Agricoltura dovessero assumere il nome di Istituti superiori agrari e col regio decreto  legge 3 novembre 1924 n.2172 (Allegato n. 16) stabilì le nuove norme dell’ordinamento dell’istruzione agraria: cfr. Il R. Istituto Superiore Agrario in Portici, 1872-19238, cit., pp. 28-29.

[51] Ivi, p. 35 (cap. IV, 24 e 25).

[52] Ivi, p.41.

[53] Ivi, p. 366.

[54] Bontraeger C.A., Catalogo dei periodici posseduti dalla Biblioteca del R. Istituto Superiore Agrario inj Portici. Ivi (all n. 21) , pp. 489-595.

[55] Ivi, p. 490.

[56] Cfr. Mezzetti Bambacioni V., Golia Guardati M., La Biblioteca della Facoltà di Agraria in Portici…, cit., p. 6.

[57] Ivi, p. 7.

[58] Università degli Studi di Napoli. Facoltà di Scienze Agrarie. Catalogo dei periodici posseduti dalla Biblioteca e dagli Istituti della Facoltà, Guardati M., (a cura di), Università degli studi di Napoli, Napoli, 1966. Nel 1970 fu pubblicata una nuova edizione aggiornata con modifiche e aggiunte.

[59] Università degli Studi di Napoli Federico II .Polo delle Scienze e delle Tecnologie per la vita. Guida vai Servizi bibliotecari, Bacchini M.R. (a cura di), Poligrafica F.lli Ariello Editori, Napoli, 2002, p. 27.